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La “bastarda” di Saviano la libertà di parola e la signorilità

La “bastarda” di Saviano
la libertà di parola
e la signorilità
di Carmelo Nicolosi De Luca

Bastardo o bastarda. Un aggettivo che mi ha sempre dato fastidio e che nella mia vita non ho mai usato, non perché qualcuno non lo meritasse, ma perché mi appare spregevole, offensivo. poggiato sulla nascita illegittima di una persona, che non ha nessuna colpa di essere stato generato da una coppia non legalmente riconosciuta dalla comunità. Comunque, sono visioni del passato, ma l’aggettivo resta sempre vile se indirizzato a una persona. Lo è privatamente, ma ancor più se pubblicamente. Io la penso così.
Ci si sarà resi conto che mi riferisco all’invettiva in diretta televisiva di Roberto Saviano a Giorgia Meloni, pronunciata nel dicembre 2020 a “Piazza Pulita” di Formigli (mi sarei meravigliato molto se il fatto fosse accaduto in altra trasmissione). Uscito ieri dall’aula, dopo che il processo è stato rimandato a dicembre, Saviano ha rivendicando, quale scrittore, la libertà di parola. E dice: “Io sono uno scrittore: il mio strumento è la parola. Cerco, con la parola, di persuadere, di convincere, di attivare. Sono uno scrittore e quindi, avendo ottenuto la libertà di parola, prima di qualsiasi altra, sono deciso a presidiarla”.
Si dice che nella vita c’è sempre qualcosa da imparare. Apprendo che come giornalista e scrittore di lungo corso, posso rivendicare anch’io la libertà di parola e da domani inizierò a utilizzare aggettivi offensivi per salvaguardare le mie idee.
Di fatto, in questo Paese, c’è libertà di parola per tutti, e questo si chiama democrazia, ma a tutto c’è un limite, anche di stile, di signorilità. Si può controbattere, esporre e sostenere le proprie idee, le proprie ragioni, ed è corretto farlo. Esacerbare gli animi, lanciare invettive, creare odio, sono atti di debolezza, anche quando si ha ragione.