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L’ADDIO AL PRESIDENTE E L’ODIO VOMITEVOLE

È stato, indiscutibilmente, uno degli uomini più influenti della storia d’Italia, sia nel campo dell’industria che in quella della politica. Un italiano convinto, un europeista e atlantista convinto. Ha segnato un’epoca politica per trent’anni. Se non ricordo male, l’uomo che ha avuto la vita politica più lunga nella storia del Paese.
Non sempre sono stato d’accordo con le sue decisioni, su alcuni sui comportamenti e iniziative, e l’ho scritto, ma sempre con grande rispetto, perché era difficile non riconoscere la sua lungimiranza. Un uomo che si era fatto da solo, un grande innovatore, che aveva capito la forza delle televisioni, che era entrato in politica con grande successo, in un momento in cui al centro c’era quello che si può definire un deserto. Francamente riavere sul campo politico un leader come Berlusconi sarà difficile. E non va scordato l’accanimento giudiziario contro di lui e le 13 assoluzioni. Atti persecutori che avrebbero stroncato chiunque, non lui.
Purtroppo, anche la morte non ha spento l’odio di alcuni. Per me, vomitevole, la vignetta di Vauro “Non sono sempre i migliori che se ne vanno”. Ci vuole rispetto davanti alla morte, di chiunque.