ITALIA IERI E OGGI… E DOMANI?
Il 25 aprile, una data che dovrebbe rappresentare la riunificazione dell’Italia, la grandezza della riconquista della libertà dal ventennio fascista. Eppure, a 78 anni di distanza suscita, come ogni anno, pensieri contrastanti, lanci di messaggi negativi. Di fatto, in questi anni di “libertà” tutto è accaduto tranne la pacificazione in una nazione sempre sfortunata.
Ancor oggi si continua a parlare di fascismo, anche da parte di chi non ha vissuto quegli anni, solo a fine speculativi e per riempire la testa di frottole a chi non sa pensare per conto proprio. Il fascismo è ideologia d’altri tempi, poté prendere piede in Italia in un momento in cui la nazione si trovava in una condizione di debolezza e chi poteva, proprio per debolezza, non riuscì a fermare la deriva. Sì, si poteva fermare. Chi conosce la storia lo sa, ma nulla fu fatto e si diede via libera allo squadrismo.
Oggi, parlare di ritorno del fascismo o di pozioni che gli si avvicinano è pura malafede. L’Italia fa parte di un patto atlantico, fa parte di una comunità di stati europea e nemmeno il più ardito scrittore di fantascienza ne parlerebbe. E perdiamo tempo dietro a questa stupidaggine, mentre si dovrebbe parlare dei seri problemi da affrontare.
La condizione di un’Italia, come dicevo, senza mai fortuna, è che qualsiasi cosa buona faccia un governo, di qualsiasi colore sia, per l’opposizione è, a priori, sbagliata. Un gioco al disastro e in questo noi italiani siamo bravi.
Se l’opposizione, ripeto di qualsiasi colore sia, avesse veramente a cuore il bene della nazione e non la sola corsa allo sfascio per raccattare vergognosamente un voto in più, mettesse da parte l’ideologia e guardasse solo al bene del Paese, gli odi scatenati forse si calmerebbero e le cose andrebbero meglio… per tutti. No, in Italia, occorre colpevolizzare l’avversario, qualsiasi cosa faccia, e si ricorre anche a insulti pesanti, spesso formulati in pubbliche piazze. Anche a costo di screditare la nazione. Una grande tristezza. Ed ecco le schifosaggini di minacce, dirette anche verso innocenti bambini, come abbiamo assistito in questi giorni.
E i media? Alcuni quotidiani e trasmissioni televisive, schierati politicamente, non sono esenti da colpe, alla faccia di un giornalismo serio, che dimentica che i lettori, i veri padroni di un giornale, quelli che gli permettono di esistere, hanno diritto a un’informazione sana e non truccata, come sta avvenendo. Perdonatemi, ma nella mia lunga carriera, i miei maestri mi hanno insegnato a rispettare i lettori e a dare sempre un’informazione corretta dei fatti e a non distorcerli, e doveste sapere, cari amici, quanto è facile distorcere un pensiero. Basta estrapolare una frase da un discorso che visto nella sua interezza ha un senso diverso.
Mi sovviene, ma l’ho scritto in uno dei miei precedenti interventi, quanto mi disse, diversi anni fa, un collega del Corriere della Sera: “I giornali non servono a nulla nell’orientare l’opinione pubblica, fanno male solo a sé stessi”. Ed è vero.
Non scrivevo su questo sito da qualche tempo, ma è difficile, almeno per me, sopportare la tristezza di un giornalismo manipolato a fini esclusivamente politici.
Qualcuno ricorderà la polemica tirata fuori dal giornale torinese La Stampa, sul fatto che la presidente del Consiglio, aveva portato con sé la propria bambina di pochi anni in un summit internazionale? Invece di plaudire al compito di mamma, si gridò allo scandalo. Che il signore assista i lettori di quel quotidiano.
Mi piacerebbe sapere quanti degli amici sono del mio parere e che sarebbe l’ora di finirla col “tutto contro tutti” e che, in una un’unità d’intenti, in una vera riunificazione del Paese, si porgesse la mano ai quasi due milioni di famiglie che in questa nazione, secondo dati Istat, vivono in povertà assoluta.
I vari colori politici sono sempre stati l’una contro l’altra o c’è stato un momento critico in cui si cercò un’intesa per il bene della nazione? Momenti che in molti non sanno (soprattutto i giovani ed è giusto che sappiano) o hanno scordato o fanno finta di non ricordare.
Ne parliamo domani.